i due volti della giustizia
Sono tornati ultimamente in replica su La7 gli episodi di Law & Order-i due volti della giustizia. Dovremmo essere tra la settima e la ottava stagione, (quella, per intendersi, dei “fidanzati eccellenti”, ovvero con Benjamin Bratt/detective Curtis, ex di Julia Roberts e Carey Lowell/ assistente del vice procuratore Jamie Ross, moglie di Richard Gere).
Law&Order è una di quelle serie che non stancano mai, dove una programmazione ballerina (che intendiamoci, è da maledire sempre e comunque) reca il danno minore. Mi soffermo qui sulla serie originale, tralasciando i vari spin-off che si sono succeduti: Special Victims Unit, Criminal Intent (la serie che forse si discosta di più dallo schema base lasciando spazio all'estro del detective interpretato da Vincent D'Onofrio), fino a Elevator Inspectors Unit, serie ambientata in un ascensore “ospitata” in un episodio dei Simpson (stagione 14 episodio 5, Helter Shelter, “Una casa subito” in Italia).
L'impostazione della serie è semplice: c'è un caso da risolvere, generalmente un delitto, seguito da una coppia di detective, che conduce solitamente ad un arresto. A questo punto avviene quello che si potrebbe definire il “passaggio di testimone”: il caso passa al vice procuratore distrettuale che si occupa di trattare il caso in tribunale. La serie, che ormai vanta 17 stagioni, ha visto passare diversi attori, come Chris Noth (diventato Big in Sex & The City o Jill Hennessy ora star di Crossing Jordan), a dimostrazione del fatto di essere un telefilm che non si regge tanto sul personaggio, quanto su altri elementi trasversali: la legge, la giustizia e la città, New York. Lo schema vecchia/nuova generazione replicato sia nella coppia di detective che in quella degli avvocati è lo scheletro che permette il ricambio dei protagonisti.
Due sono però gli attori simbolo della serie, il recentemente scomparso Jerry Orbach nei panni del detective pluridivorziato Lenny Briscoe (ora sostituito con l’attore Dennis Farina/ detective Fontana), e Sam Waterston (di cui cito il “cospiratorio” Capricorn One) nel ruolo del vice procuratore distrettuale di origine irlandese Jack McCoy. Pochi i riferimenti alla vita privata, i protagonisti si muovono sulle strade e nei tribunali traducendo nel linguaggio visivo e verbale il codice giuridico americano. Pur essendo “dalla parte della legge” i due personaggi incarnano meglio degli altri comprimari le contraddizioni sistema. Detective e avvocato di esperienza dimostrano spesso una certa elasticità nel condurre il loro lavoro: tra cavilli legali, bugie e sotterfugi più o meno gravi per indurre i sospettati a confessare (o a patteggiare) sono in fondo l’incarnazione del sistema legale americano, con le sue contraddizioni e garanzie. Di fronte alle idee personali (come a d esempio la posizione dei vari personaggi nei confronti della pena di morte) è la legge, il corpus giuridico a dover avere l’ultima parola, anche a scapito della eccezionalità dei casi.
Questo è lo stile, il pregio e il “difetto” della serie; lo spettatore assiste sempre dallo stesso punto di vista, quello della legge, che sia nelle forme del poliziotto o dell’avvocato, mai quello del criminale, della vittima o del testimone: è una visione per forza di cose unilaterale. Se errori giudiziari, condanne o proscioglimenti illegittimi ci sono, non è dato sapere con certezza. Nonostante si parteggi per McCoy non si può fare a meno di chiedersi se le sue conclusioni siano corrette, i suoi stratagemmi etici e il verdetto finale corrisponda alla verità.
Law&Order è una di quelle serie che non stancano mai, dove una programmazione ballerina (che intendiamoci, è da maledire sempre e comunque) reca il danno minore. Mi soffermo qui sulla serie originale, tralasciando i vari spin-off che si sono succeduti: Special Victims Unit, Criminal Intent (la serie che forse si discosta di più dallo schema base lasciando spazio all'estro del detective interpretato da Vincent D'Onofrio), fino a Elevator Inspectors Unit, serie ambientata in un ascensore “ospitata” in un episodio dei Simpson (stagione 14 episodio 5, Helter Shelter, “Una casa subito” in Italia).
L'impostazione della serie è semplice: c'è un caso da risolvere, generalmente un delitto, seguito da una coppia di detective, che conduce solitamente ad un arresto. A questo punto avviene quello che si potrebbe definire il “passaggio di testimone”: il caso passa al vice procuratore distrettuale che si occupa di trattare il caso in tribunale. La serie, che ormai vanta 17 stagioni, ha visto passare diversi attori, come Chris Noth (diventato Big in Sex & The City o Jill Hennessy ora star di Crossing Jordan), a dimostrazione del fatto di essere un telefilm che non si regge tanto sul personaggio, quanto su altri elementi trasversali: la legge, la giustizia e la città, New York. Lo schema vecchia/nuova generazione replicato sia nella coppia di detective che in quella degli avvocati è lo scheletro che permette il ricambio dei protagonisti.
Due sono però gli attori simbolo della serie, il recentemente scomparso Jerry Orbach nei panni del detective pluridivorziato Lenny Briscoe (ora sostituito con l’attore Dennis Farina/ detective Fontana), e Sam Waterston (di cui cito il “cospiratorio” Capricorn One) nel ruolo del vice procuratore distrettuale di origine irlandese Jack McCoy. Pochi i riferimenti alla vita privata, i protagonisti si muovono sulle strade e nei tribunali traducendo nel linguaggio visivo e verbale il codice giuridico americano. Pur essendo “dalla parte della legge” i due personaggi incarnano meglio degli altri comprimari le contraddizioni sistema. Detective e avvocato di esperienza dimostrano spesso una certa elasticità nel condurre il loro lavoro: tra cavilli legali, bugie e sotterfugi più o meno gravi per indurre i sospettati a confessare (o a patteggiare) sono in fondo l’incarnazione del sistema legale americano, con le sue contraddizioni e garanzie. Di fronte alle idee personali (come a d esempio la posizione dei vari personaggi nei confronti della pena di morte) è la legge, il corpus giuridico a dover avere l’ultima parola, anche a scapito della eccezionalità dei casi.
Questo è lo stile, il pregio e il “difetto” della serie; lo spettatore assiste sempre dallo stesso punto di vista, quello della legge, che sia nelle forme del poliziotto o dell’avvocato, mai quello del criminale, della vittima o del testimone: è una visione per forza di cose unilaterale. Se errori giudiziari, condanne o proscioglimenti illegittimi ci sono, non è dato sapere con certezza. Nonostante si parteggi per McCoy non si può fare a meno di chiedersi se le sue conclusioni siano corrette, i suoi stratagemmi etici e il verdetto finale corrisponda alla verità.

2 Comments:
Temo che il link a Law & Order-i due volti della giustizia non conduca a nessuna pagina web. Sorry
grazie per la segnalazione, ora dovrebbe funzionare!
Post a Comment
<< Home